INFORMAZIONE  E  APPROFONDIMENTO
LA CONOSCENZA  prima di tutto.......

Il Bosco e le sue piante

Non esiste un solo tipo di bosco, ma tanti quanti possono essere le differenti condizioni ambientali (temperatura, altitudine, pendenza del terreno, tipo di suolo, ecc.) e le combinazioni di specie in una determinata zona. 

L'uomo, a seconda delle caratteristiche che vuole mettere in evidenza, usa nomi diversi per distinguere i vari tipi di bosco.  

 Secondo il tipo di piante presenti: 

• bosco di latifoglie: la maggior parte degli alberi presenti ha foglie larghe ed appiattite e si dicono decidui perché perdono le foglie in autunno e rimettono le nuove in primavera. 

Poiché gli alberi non possono assorbire acqua attraverso le radici nei mesi freddi dell'inverno, le foglie cadono in modo da non far perdere loro tutta l'acqua attraverso la traspirazione. 

• bosco di conifere: gli alberi presenti hanno il portamento (il suo aspetto generale, la sua forma) che ricorda un cono, le foglie sono aghiformi, pungenti e dure e i frutti (pigne) sono legnosi. Questi alberi si dicono sempreverdi perché sostituiscono le foglie gradualmente nel corso dell'anno, non hanno problemi di traspirazione d'inverno perché le foglie ad ago, essendo strette, impediscono un'eccessiva  dispersione dell'acqua.

• bosco misto: composto da alberi di entrambe le tipologie.  

Bosco ceduo: il bosco si riforma prevalentemente grazie ai polloni (nuovi getti che crescono da un ceppo di un albero tagliato) che si sviluppano dalla base del fusto quando l'albero si spezza e cade o quando viene tagliato;  

fustaia: il bosco si rinnova esclusivamente attraverso i semi

 • bosco ceduo sotto fustaia: il bosco sfrutta in tempi diversi entrambi i sistemi di rinnovazione.  

ATTENZIONE: a seconda del Comune di residenza possono esistere ordinanze o regolamenti comunali che stabiliscono il tipo di autorizzazioni ed i requisiti per poter procedere al taglio di piante che insistono anche su proprietà private. 

Inoltre, se nell'area in cui si trovano gli esemplari sussistono dei vincoli paesaggistici o idrogeologici la possibilità di effettuare il taglio può essere del tutto vietata. 

Vincoli ancora più stringenti se ci si trova all'interno di parco, riserva od area protetta. 

LE PIANTE 

...si riconoscono principalmente dal loro portamento e i giovani rami spesso si possono intrecciare

I SALICI

In Botanica la grande famiglia di queste piante viene denominata "Salix" seguito dalla specie "Salix purpurea, Salix Alba, Salix Viminalis, Salix Triandra" ecc.

Il riconoscimento è piuttosto difficoltoso anche per gli addetti ai lavori per la grande facilità con cui si ibridano fra loro.

Nel linguaggio popolare corrente o arcaio, invece troviamo i nomi a seconda dell'uso che se ne faceva.

Tutto quello che si può intrecciare viene chiamato genericamente "Vimini".

Il termine Vimini deriva dal latino Vimen ( der. di viēre «annodare, intrecciare»)

"Salcio o vetrice" in toscana, "Venz" in romagna, "Stropel" nel bresciano, "Salgar" nel veneto e così via. Ogni contadino quando parla di queste piante intende una varietà particolare, conviene sempre farsela mostrare, verificarne la flessibilità toccandola e "provandola" per intendersi sui termini.

un po di storia....

che non guasta.....

Virgilio, il sommo poeta,  consigliava di piantare salici vicino agli alveari per avere polline e nettare dai fiori. 

Quanto il salice poi fosse apprezzato nell'antica Roma appare evidente ricordando il nome di uno dei sette colli, il Viminale, (attuale sede del Ministero degli Interni) dovuto ad un bosco di salici da vimini che ne copriva le pendici.

Con il nome scientifico Salix alba i Romani indicavano diverse specie di queste piante; il termine Salix forse deriva dal celtico sal lis, "presso l'acqua"; alba, cioè "bianco", si riferisce invece alla pagina inferiore delle foglie, argentata, che riflette la luce. 

In Italia si possono trovare circa una trentina di specie, molte delle quali spontanee ed alcune coltivate.

Tra queste ultime ricordiamo il salice piangente (Salix babilonica), di bell'effetto per i rami penduli oscillanti al minimo soffio di vento.

Erodoto raccontava di un popolo inspiegabilmente più resistente di altri alle comuni malattie, che usava mangiare foglie di salice. Nella stessa epoca, Ippocrate descriveva le proprietà terapeutiche di "una polvere amara estratta dalla corteccia del salice", utile per alleviare il dolore ed abbassare la febbre.

Anche altri popoli antichi, tra cui gli Indiani d'America, usavano in medicina le foglie e la corteccia del salice per le proprietà analgesiche, antinfiammatorie, antireumatiche, nonché antiaggreganti e fluidificanti del sangue.

Nell'Ottocento fu finalmente isolato il principio attivo contenuto nella corteccia del salice, la salicina, chimicamente molto affine all'acido acetilsalicilico, meglio noto come Aspirina. La corteccia può essere usata ancora come polvere cicatrizzante. E se vogliamo conciliare il sonno possiamo bere un infuso con i fiori del salice.

USI

Il salice non è soltanto bello, ma è anche ricco di molte virtù. 

Utile all'uomo, anzi, come poche altre piante: 

- la corteccia, grazie alla gran quantità di tannino, è usata da tempi remoti per la concia delle pelli; 

- le foglie e la corteccia dei rami giovani trovano impiego in erboristeria; 

- il legno può essere utilizzato per intaglio e per comune falegnameria; 

- i rami sottili sono la materia prima per lavori di intreccio, mentre quelli più grossi diventano pali di sostegno; 

- le foglie servono per tingere di giallo lana e tessuti; ù

- le forti radici consolidano i terreni franosi; 

- i fiori e le gemme rallegrano la monotona fine dell'inverno.

Questa pianta si riproduce con estrema facilità: spesso un ramo interrato con l'intenzione di farne un palo da sostegno, a primavera può generare foglie e fiori.