CASTAGNO
La pianta che ha sfamato intere generazioni....

ll castagno appartiene alla famiglia delle Fagaceae. E' una pianta a portamento espanso che predilige i terreni acidi, profondi e fertili, ha portamento maestoso e chioma ampia con foglie ellittiche, allungate e seghettate, di colore verde intenso sulla pagina superiore, fa frutti verdi e spinosi chiamati ricci, che contengono da una a tre castagne. Lo sviluppo del castagno è inizialmente molto lento e raggiunge la completa maturazione vegetativa intorno ai 50 anni.
E' molto longevo: può superare i 1000 anni di età, un'altezza di 30 metri e un diametro del tronco di 2 metri. L'età produttiva per il taglio del castagno è mediamente di 23-25 anni, ma non mancano i tagli giovani di Castagni selvatici tenuti a bosco ceduo: le paline, utilizzati per ricavarne pali e cerchi.
Il legname di castagno possiede ottime caratteristiche meccaniche ed è la specie arborea italiana che offre maggiore versatilità d'uso: è resistente, compatto e durevole (classe 2 di durabilità), è gradevole di aspetto ed è poco sensibile alle variazioni di umidità e temperatura.
Per le sue caratteristiche meccaniche, fisiche, chimiche ed estetiche, il castagno trova impiego prevalente come legname da costruzione (travature) e come legname per la fabbricazione di mobili, di pavimenti e tetti (assiti).

La presenza del tannino al suo interno ne favorisce la durabilità, rendendolo adatto anche per ambienti umidi, come per la costruzione di casette in legno, pensiline, portici e per la fabbricazione di cucine, ove esprime tutta la personalità tipica delle sue venature.
Ma l'utilizzo del legname di castagno sembra non finire mai ... viene infatti utilizzato anche per realizzare doghe per botti, traverse ferroviarie, portoni, imposte e molto altro ancora ...

IN CUCINA

Fin dalla preistoria gli uomini si sono sempre cibati di castagne, (sin da quando l'agricoltura era una pratica sconosciuta); infatti se ne sono trovati dei resti fossili risalenti a 20.000 anni fa. 

La coltura del castagno era nota già nella civiltà Greco Romana. Secondo la letteratura latina , il castagno è originario di Sardi, città della Lidia (Turchia); Plinio il Vecchio, nella " Naturalis istoria ", lo chiama nux castanea e ne elenca ben diciotto varietà, tra le quali la Tarantina, la Balantis, La Salariana, la Corelliana ed infine la Eteniana.

Virgilio, vissuto nel primo secolo a.C., nel secondo libro delle Georgiche consiglia d'innestare il castagno sul faggio e nelle Egloghe ricorda le castagne cucinate con il latte e mangiate con il formaggio . Inoltre Marziale (1° secolo d.C.), nel suo " De re hortensi", afferma che nessuna città poteva gareggiare con Napoli nell'arrostire le castagne.

Il castagno era molto diffuso durante l'impero romano non solo per il frutto, ma anche per il ceduo che risultava una coltura complementare alla viticoltura. Ulpiano ( terzo secolo d.C. ) parla di una " silva palaris ", cioè una selva da cui si traevano i pali.

Nel Medioevo, l'opera dei monaci ha portato soprattutto alla diffusione della coltura da frutto, che poi si ridusse nel Rinascimento per l'allargamento della coltura dei cereali. La coltura del ceduo per il legno, nel Settecento, era già piuttosto diffusa anche tra i grandi proprietari terrieri, anche se l'impiego per la produzione di frutto era quello più diffuso fino alla fine dell'Ottocento, quando i mutamenti sociali in atto fecero progressivamente ridurre le superfici destinate a castagneti da frutto. Nei primi quaranta anni del xx secolo il legno di castagno aveva come principale sbocco l'industria del tannino.

La castanicoltura nel nostro paese ha, dunque, radici antichissime; "l'albero del pane", come fu definito da intere generazioni di popolazioni montane, ha rappresentato per queste una fonte di approvvigionamento alimentare altrimenti difficilmente reperibile.  Una volta seccate, si pestavano in piccole quantità dentro robusti sacchetti di canapa, che venivano frantumate sbattendoli su grossi tronchi di legno opportunatamente sagomati. Si consumavano nei modi noti anche oggi, bollite oppure arrostite. Essiccate, si consumavano per colazione nel latte. Macinate, si otteneva una farina (castagnaccio) che ancora oggi, in montagna, entra sovente nel menù invernale.

L'importanza che il castagneto aveva in passato, è testimoniata dal fatto, che per regioni ad antica tradizione castanicola, sono noti documenti che dimostrano come fino dal XVI secolo per le selve castanili vennero emanate particolari norme di tutela. La sostituzione di un castagneto con altre colture ( viti, olivi e fruttiferi vari) poteva avvenire solo su licenza di apposita autorità. In alcuni casi l'autorizzazione era concessa a condizione che si attuasse l'impianto, in un' altra zona, di un numero maggiore di castagni con l'impegno anche di eseguire le cure colturali necessarie. Ciò probabilmente era dovuto al fatto che, per certi ambienti, coltivazioni apparentemente più remunerative potevano in seguito rivelarsi fallimentari.

LA PIANTA: Il castagno, nome scientifico "castanea sativa" è pianta antichissima, presente allo stato selvaggio nella zona mediterranea fin dai tempi preistorici, più esattamente dal cenozoico, cioè da quando ebbe inizio la distribuzione delle latifoglie sulla terra, oltre 60 milioni di anni fa.

E' diffuso in Europa meridionale  grazie alla sua massiccia coltivazione, per la produzione del legname e delle castagne, usate molto in passato soprattutto per la produzione di farina.

UN PO DI STORIA...

Il genere Castanea nel Miocene era largamente diffuso in Europa ed era presente anche in Scandinavia e Groenlandia, come testimoniano i resti fossili di polline, foglie e frutti. 

Nell'ultima epoca glaciale il castagno subì una notevole regressione. Il successivo miglioramento del clima portò poi ad una sua nuova espansione. 

Studi di paleobotanica hanno dimostrato che in Italia centrale verso 1000 a.C. si registrava una presenza di pollini di castagno pari a 8 % del totale della flora arborea; questa percentuale aumentò fortemente nel periodo d'espansione dell'Impero romano, fino a raggiungere addirittura il valore del 48% all'inizio dell'era cristiana. Infatti, il castagno è stato portato al di fuori del proprio areale naturale dall'uomo giungendo ad essere coltivato fino nella Germania settentrionale e nella Svezia meridionale.

Le coltivazioni di Castanea sativa sono ampiamente diffuse sia per scopi alimentari che selvicolturali, nella fascia submontana appenninica, tra i 300 e i 1200 metri di quota e sono governate sia ad alto fusto (produzioni legnose e castagneti da frutto), che a ceduo (produzioni legnose varie). 


A differenza delle altre specie boschive il castagno è considerato pianta sia forestale che agraria: dal castagneto infatti si ricavano le travature impiegate come legname da costruzione, assiti per fabbricare mobili, legna da riscaldamento e ... le castagne, frutti dal grande potere nutritivo, che la pianta produce dopo i 15 anni. 

Probabilmente l'impiego più antico del castagno è quello alimentare; dalla Turchia, terra di domesticazione, il castagno giunse prima nell'antica Grecia poi in Italia, dove fu diffuso dai Romani.

IN CESTERIA

In cesteria si utilizzano  i polloni dritti e non ramificati che crescono alla base degli alberi, interi ma soprattutto preparati in listelli.

RACCOLTA: i polloni di castagno possono essere raccolti in inverno, quando il ciclo vegetativo è fermo, approfittando anche del loro taglio nei castagneti per le potature e gli innesti. Per la preparazione dei listelli è consigliata la scelta dei polloni grossi, con diametro tra i 2 e i 6 cm.

PREPARAZIONE: i polloni sottili possono essere messi a seccare, in un posto asciutto e areato, interi o già spaccati a metà (incidendo a metà la parte più spessa del bacchetto e muovendo poi la lama da un lato e dall'altro, in modo che con la leva della lama le due metà si allontanino spaccandosi da sole, e percorrerlo così fino alla fine).

I listelli di castagno possono essere preparati "sfogliando" il pollone (vedi la diversa preparazione delle fettucce di nocciolo), oppure con appositi attrezzi.

Dai polloni grossi, con diametro di 3-6 cm, si possono ricavare lamine ("stecche"). Inizialmente si spacca longitudinalmnete  l'intero pollone, poi vengono "affettate" lamine successive partendo parallelamente dal centro. Le lamine ottenute, che possono anche essere lunghe più di un metro e mezzo, vengono poi rese uniformi e lisce con l'aiuto di un'apposita morsa a pedali (detta "cavra") e di un utensile tagliente ("Cortel a du maneghi")

UTILIZZO: i polloni possono essere impiegati per la costruzione dei manici dei cesti oppure quelli più sottili possono essere intrecciati interi o spaccati a metà, direttamente da freschi (nel seccarsi non ritirano molto) oppure seccati e poi ammollati (è necessaria almeno una settimana di ammollo per quelli interi, mentre se sono stati seccati già spaccati a metà il tempo è minore). Il materiale spaccato a metà si ammolla più velocemente ma si secca anche più velocemente, dunque può essere necessario bagnarlo durante l'intreccio. La buccia dei getti giovani presenta un colore marrone scuro con caratteristici puntini chiari.

I listelli di castagno secchi vanno messi in ammollo per l'utilizzo, ed il tempo varia a seconda dello spessore.

NOTE: il castagno è oggi affetto da parecchie malattie ed infestazioni (cancro della corteccia, mal dell'inchiostro, vespa cinese, ...) che rovinano e spesso uccidono molti esemplari.

IN ITALIA... la cesteria di castagno si trova soprattutto in montagna, dall'arco alpino agli appennini.