CLEMATIS VITALBA
Erba dei cenciosi

CLEMATIS VITALBA

La "VITALBA" è una pianta arbustiva rampicante considerata infestante. Appartiene alla Famiglia delle Ranuncolacee ed è presente su tutto il territorio italiano soprattutto nei boschi e nelle zone incolte.

La vitalba invade luoghi non curati anche in città ricoprendo reti di recinzione e piante.

Le sue lunghe liane arrivano a lunghezze ragguardevoli (20-30 metri) creando grovigli inestricabili che tendono a soffocare gli alberi.

La Clematis vitalba è una pianta velenosa per la presenza di alcaloidi e saponine (in particolare la protoanemonina), sostanze presenti anche in altri generi della famiglia, che si accumula soprattutto negli organi più vecchi. Può provocare irritazioni cutanee al contatto.

Ciononostante la VITALBA viene usata in cucina utilizzando i germogli primaverili per le frittate ("vitalbini"in Toscana, "visoni" , "lialba" "sgiarbola" in Veneto). A causa delle tossine comuni alla famiglia delle Ranuncolacee è consigliabile non consumarne grosse quantità. Bisogna utilizzare esclusivamente le parti molto giovani della VITALBA in cui la concentrazione delle sostanza tossiche è molto bassa.

In Nuova Zelanda è stata dichiarata "unwanted organism" (organismo non gradito) e non può essere propagata, distribuita o venduta. Rappresenta infatti, per la sua crescita veloce e vigorosa, una minaccia per le specie native.

In passato veniva chiamata "erba dei cenciosi" in quanto i mendicanti erano soliti procurarsi irritazioni ed ulcerazioni con le foglie di questa pianta allo scopo di impietosire i possibili donatori.

Questa pianta è inoltre annoverata come rimedio nei fiori di Bach con il nome di Clematis suggerita a chi sogna ad occhi aperti, è indifferente alla vita e fugge dalla realtà.

Nei tempi passati in alcuni paesi la parte legnosa veniva tagliata e utilizzata come succedaneo di sigaretta dai ragazzi che non avevano soldi per comprarsele.

Per l'intreccio si utilizzano i lunghi cordoni di grande pregio, vista la regolarità, che ogni anno la pianta ci regala gratuitamente e di facile reperibilità a Km 0. 

Le liane più grosse vengono utilizzate per formare i manici del Cesto Veneto.

RACCOLTA: le lunghe liane di VITALBA si raccolgono nel periodo invernale da gennaio a marzo quando hanno perso le foglie fino all'ingrossamento delle gemme.

All'atto della raccolta si toglie il primo ordine di corteccia secca (meglio usare un paio di guanti in pelle per evitare le schegge molto acuminate che si formano durante la sbucciatura). Se la liana ha un anno, questa operazione si esegue facilmente facendo leva con il dito nella parte centrale (fra due nodi) della liana, spaccando la parte rigida e rimovendola.

Dopo la pulitura sommaria si formano dei rotolini pronti all'uso.

Se si vuole conservare i rotolini di VITALBA per qualche mese è meglio bollirla e sbucciarla dopo averla raccolta allo scopo di evitare che si formino le terribili larve degli insetti che riducono in polvere finissima il legno fibroso.

Una volta che si è asportato anche il secondo ordine di corteccia i cordoni di VITALBA si arrotolano su se stessi e si mettono ad essiccare in un luogo asciutto ed aerato.

I lunghi cordoni essicati ed arrotolati si possono intrecciare alla bisogna immergendoli preventivamente nell'acqua calda per circa venti minuti.

Sia che si utilizzi materiale ammollato o direttamente fresco (raccolto, pulito e utilizzato subito) bisogna ricordare che, benché molto flessibile, la vitalba non permette pieghe complete a 180°. Inoltre i nodi sono i punti più delicati, da maneggiare dunque con attenzione.