I NOSTRI CESTI
Vediamoli ed impariamo a conoscerli/intrecciarli assieme.....

PANIERE FONDO LEGNO

Il manufatto ha il caratteristico fondo in legno che veniva usato come base anche per l'intreccio delle damigiane. Questo sistema di inserimento dei montanti su una base rotonda in legno facilita l'apprendimento delle principali tecniche d'intreccio propedeutiche alla realizzazione dei futuri cesti con caratteristiche costruttive più complesse. 

PANIERA CIMBRA

Questa paniera veniva utilizzata per riporvi le fette di polenta che avanzavano alla sera. In questo modo si asciugava meglio e faceva una pellicina che permetteva di graticolarla al mattino seguente sulle braci. 

SESTO DELLA LESSINIA

l cesto storico veniva e viene ancora fatto con strisce di castagno (la scheletratura portante - ordito) e sanguinella (cornus sanguinea) come materiale per l'intreccio della trama. Le dimensioni : fondo diam. 20-25 cm - Alzata 15-20 cm - apertura all'orlo 32-35 cm. Il manico può essere fatto con castagno, frassino, corniolo, sanguinella,..

PANIERA CELTICA

Si tratta di un cesto decorativo (probabilmente della Polonia) definito "celtico" in quanto richiama i nodi celtici circolari che rappresentano simboli dei cicli della vita o dell'eternità, ma vengono anche intesi come un segno di unità.

SGORBIOLA

Si tratta di una "mezza sestela" da cintura usata per raccogliere le ciliegie (veniva chiamata con diversi nomi : bigarol, bogonela, cojrola, gramal, sgorbiola, ecc). Realizzata quasi esclusivamente con il nocciolo veniva agganciata dalla cintura de pantaloni tramite il piolo centrale (una sorta di sgancio rapido). Questo antesignano del moderno marsupio permetteva di salire sugli alti alberi di ciliegio o sulle lunghe scale (scajoni) con agilità senza alcun impedimento (era fissato su di un lato del corpo) e in sicurezza (le due mani erano libere per l'arrampicata). 

CORBELA

Questo manufatto intrecciato con strisce di nocciolo deve il suo nome alla parola latina "corbula" diminutivo di corbis, cesta..

Dalle fonti letterarie si ricava inoltre che originariamente il manufatto si articolava in tre "scale": la corbis, la corbula e la corbicola ciascuna delle quali assolveva, nell'ambito delle svariate attività agricole in cui era impiegata, una funzione predominante in rapporto alla capacità. ( P. Scheuermeier, Il lavoro dei contadini. Cultura materiale e artigianato in Italia e nella Svizzera italiana e retro-romanza, I, Milano, 1980, p.154, fig.350)

In Toscana Il corbello era un cesto molto diverso da questo intrecciato in Lessinia; infatti, a differenza di questo, che veniva impiegato per la raccolta di noci, funghi e castagne, veniva usato nella raccolta dell'uva ed era realizzato con grossi vimini e rami di castagno, con due manici, e serviva per trasportare carbone, calce viva e simili materiali, Corbello era anche il nome di una vecchia unità di capacità di misura per aridi, un tempo in uso a Bologna, equivalente a 78,644 m3 e suddivisa in 2 staia..

Simpatico menzionare che il corbello, attraverso un processo semantico, o meglio per similitudine, ha acquisito il significato degli organi genitali maschili, che, chissà perché, nell'opinione popolare sono sinonimo di stupido, di sciocco.

Insomma dare del corbello ad una persona, significa dare del "coglione" cioè uno stupido.

Ma non basta, la parola corbello, nel significato di sciocco ha generato il verbo, poco conosciuto e di uso popolare, corbellare, vale a dire beffare, canzonare, prendere in giro, ingannare

Ed al riguardo di persone che ci corbellano sono un genere di bipedi che non corre il rischio di estinguersi.

Quasi per parità di sessi esiste anche la versione femminile : la corbella,

Corbelleria, dunque, nel significato di cosa fatta per leggerezza, senza pensare alle conseguenze è un termine adoperato anche da Manzoni, il quale scrive: "Alle volte una corbelleria basta a decidere dello stato d'un uomo per tutta la vita".

PORTANOCI

Questo simpatico contenitore in vimini intrecciato con salice della varietà "rosso belga" serve permette di avere le noci sempre pronte all'uso...

PANIERE FONDO ROTTO

Questo manufatto, realizzato interamente con rami di salice, è un cesto rotondo di medie dimensioni (20 cm base ,13 cm di altezza e 25 cm di larghezza all'orlo ). Le fasi di intreccio prevedono: realizzazione del fondo, inserimento dei montanti, alzata con intreccio a tre, "corale" e treccia di chiusura. 

 ZARZO

Lo Zarzo è un tipico intreccio delle Asturie (una regione della Spagna) che veniva impiegato (nella sua forma originale) come porta formaggi per farli asciugare. 

ZESTELA 

Il cestino con base ovale è in legno multistrati di betulla (altezza: 15 cm; orlo: 25 cm x 30 cm) e ripercorre le fasi d'intreccio del paniere a fondo in legno di pioppo, realizzato nel corso di I° livello, ma con tre variazioni: la seconda serie di corale viene eseguita con due tessitori, la treccia di chiusura che viene inglobata durante la realizzazione del manico e le due trecce a tre tessitori eseguite con salice sbucciato bianco.

SESTEL DA OVI

Questo cestino, che veniva utilizzato prevalentemente per riporvi le uova, è l'evoluzione dei due iniziali manufatti che solitamente insegniamo.

Viene chiamato anche cestino Marchigiano.

In questo caso la differenza, rispetto alle precedenti esperienze intrecciate, sta nella treccia di chiusura del bordo che viene conglobata nell'intreccio del manico.  

DERLO

Questa cesta, magistralmente costruita con i materiali che il bosco offriva è fatta a forma di tronco di cono rovesciato, aperta in alto, munita di due spallacci di fusti di viburno lantana per poter essere portata sulle spalle.

SPULATORE

Lo spulatore veniva utilizzato per pulire le granaglie dalla pula il residuo della trebbiatura del grano e di altri cereali, costituito dagli involucri che circondano la cariosside. 

PANIERA A FASCI

La paniera a fasci di vimini è una delle tante evoluzioni della paniera a fondo rotto. In questo caso ad ogni portante viene aggiunto un ugual numero di fasci,composti ognuno da tre vimini, che vengono intrecciati in maniera da formare un'armoniosa serie di archi che conferiscono compattezza al manufatto.

POLACHINO

Polachino è il nome che abbiamo dato a questo particolarissimo cesto che abbiamo visto per la prima volta i Polonia. Si tratta di un manufatto intrecciato col classico fondo rotto e l'alzata col corale; l'unica differenza da cesti analoghi sta nella chiusura che finisce affrancata al manico in legno con questo bordo che forma due "scale".