I SALICI
Le principali varietà utilizzate in cesteria

Una volta le piante di salice erano piuttosto numerose nel nostro territorio perché tante famiglie possedevano un piccolo appezzamento di terreno coltivato a vite per il fabbisogno familiare.

Le talee del salice venivano messe a dimora lungo un corso d'acqua o vicino ad una sorgente. 

Il salice doveva fornire i suoi rami giovani e flessibili per legare le viti o le piante dell'orto affarncandole ai sostegni, mentre i rami più robusti servivano per legare le fascine. Per avere rami giovani si ricorreva, annualmente, alla capitozzatura del tronco.

Varietà 

e specie

Le varietà di salici maggiormente diffuse nel veronese ed utilizzate un tempo per fini agricoli sono:

1) Salix alba (salice bianco). 

Pianta arborea alta fino a 20-25(30) m, con fusto diritto di diametro fino a 60 cm, corteccia grigia più o meno chiara presto screpolata, cordonata longitudinalmente a maturità; rami eretti e ramoscelli sottili e flessibili, con corteccia da verde-rossastra a bruno-rossastra coltivata e tagliata a capitozza, per aumentare l'emissione di giovani rami; chioma solitamenta ampia, leggera. Specie naturale, non selezionata, utilizzabile per paleria e assortimenti utilizzabili con turni relativamente più lunghi. Incrementi assai elevati.

2) Salix alba var. vitellina (salice giallo da "stroppe"). 

Pianta arborea la cui caratteristica peculiare è il colore giallo-dorato dei rami. 

Il salice bianco è una specie igrofila, come suggerisce l'etimologia del nome generico, che viene fatto derivare dal celtico 'sal lis' che significa vicino all'acqua; Il nome specifico deriva da 'vitéllus', il tuorlo dell'uovo, in riferimento al colore giallastro.  Nell'area veronese è localizzato soprattutto lungo i corsi d'acqua nella pianura. Il salice bianco vitellino veniva coltivato per l'utilizzo dei rami giovani, particolarmente flessibili e tenaci in questa varietà, utilizzati come vimini per la costruzione di ceste e per farne legacci per i tralci di vite. 

<<<<< Amenti maschili

Amento femminile prossimo alla fruttificazione

                                         

Sono presenti ramificazioni secondarie che raramente sono più lunghi di  un metro, un metro e mezzo. 

Per mantenere la flessibilità è necessario ringiovanire gli esemplari con frequenti capitozzature.

 Forma biologica: fanerofita scaposa. 

Periodo di fioritura: febbraio-aprile.


3) Salix x rubens (Salix alba x Salix fragilis). 

Salice ibrido alto sino a 15 m, simile a S. alba, ma foglie pelose nella pagina inferiore solo da giovani e poi progressivamente glabrescenti per sparsi peli argentini. 

Presenta rami più eretti e rigidi, foglie con apice più allungato ed acuto, picciolo con 3-4 ghiandole presso l'inserzione della lamina (2 in S. alba). Inoltre ovario e capsula sono più o meno peduncolati.

Fiorisce tra marzo e aprile.

Oggi scarsamente presente (nella montagna veronese era maggiormente presente nel passato in alcuni torrenti fino a 1000 mslm) produce vimini lunghi (anche 2 m) e sottili, di colore variabile tra il bruno e il rossiccio scuro, di ottima qualità, scarsamente ramificato, meno vigoroso dei precedenti, talvolta innestato sul franco per migliorarne la radicazione e il vigore complessivo, è tra i migliori viticci utilizzabili nell'arte dell'intreccio.

4) Salix viminalis (salice da vimini). 

Specie di piccolo albero non autoctono coltivata in Italia fin dall'antichità, difficilmente si naturalizza, quindi le piante che si trovano derivano quasi sempre da propagazione artificiale. Ottimo per produrre vimini da intreccio o legatura, scarsamente o per nulla ramificati, di colore dal giallo al giallo-verdastro, ricchi in gemme dormienti ma estremamente elastico e resistente, ideale per una cesteria rustica quando utilizzato tal quale, di qualità più fine quando scortecciato.

5) Salix purpurea (salice rosso).

Specie arbustiva spontanea, talvolta coltivata per produrre vimini di ottima qualità, ma solo dopo alcuni anni di ripetuta ceduazione, allorquando perde l'originaria fragilità. 

Poco o nulla ramificati, di colore dal verde chiaro al rosso porpora, lucidi. 

Rami sottili, il primo anno rosso-bruni, in seguito giallo-grigiastri. Gemme molto appressate, appiattite ed appuntite, con una sola perula protettrice.
Foglie di norma alterne (talora opposte nei rami terminali), prive di stipole, con breve picciolo, tipicamente oblanceolate, cioè con la massima larghezza nel terzo superiore (a volte obovato-oblunghe o lineari-spatolate), lunghe da 4 fino a 12 cm, a margine finemente seghettato verso l'apice, mai revoluto verso il basso, per lo più cuneate alla base, acute all'apice, color verde glauco sparsamente pelose inferiomente, verde più scuro e lucide nella pagina superiore, con nervatura pennata; anneriscono con la disseccazione; stipole assenti.
Fiori maschili in amenti cilindrici piccoli (lunghi fino a 5 cm) compatti ed eretto-patenti, dapprima grigi, poi rosseggianti per le antere rosse dei due stami concresciuti, infine gialli all'emissione del polline. Fiori femminili pure in amenti (fino a 6 cm), portati su individui diversi (pianta dioica), più sottili, prima gialli, poi grigio-verdi, con ovario peloso e stimma rosso.
Frutti a capsula ovoidale e pubescente. Semi piccolissimi e provvisti di pappo cotonoso abbondante per la disseminazione anemofila.

6) Salix triandra (salice da ceste). 

E'  un piccolo albero che raggiunge i 10 m di altezza a sviluppo arbustivo con chioma globosa e irregolare diffuso in quasi tutta europa ad esclusione delle zone setentrionali.

 I rami del primo anno di età hanno una corteccia liscia di colore giallo marrone che col tempo diventa squamosa e tende a esfoliarsi mostrando la corteccia sottostante, di color arancione brunato. 

Le foglie sono ampie e lanceolate con margine seghettato che misurano 4-11 cm di lunghezza e 1-3 cm di larghezza di color verde lucido nella pagina superiore e verde opaco in quella inferiore. 

E' una pianta dioica e tra Marzo e Maggio produce infiorescenze ad amento da cui si svilupperanno infruttescenze a capsula di forma conica, contenenti semi pelosi che verranno dispersi dal vento. 

Predilige terreni alluvionali da limoso-argillosi a sabbiosi, va coltivato in luoghi umidi in prossimità di ruscelli, fiumi o laghetti ornamentali in posizione soleggiata.
Non teme il gelo e tollera inverni anche molto rigidi.

Il nome della specie triandra deriva dal greco "tréis" = tre e "anér, andrós" = maschio, con riferimento ai tre stami dei fiori maschili.

Se capitozzati, queste piante forniscono rami annuali che tagliati in primavera o inverno, sono impiegati per lavori artigianali d'intreccio. Essi producono vimini non molto filanti, scabri, non particolarmente elastici anche dopo diversi anni di ripetuta ceduazione. Hanno avuto in passato un vastissimo utilizzo nella costruzione di ceste e sedie.

Nella varietà selvatica  risultano buoni per cesteria grossolana , robusta e durevole. E' in grado di formare degli ibridi con numerose specie di Salici.

7) Salix eleagnos (Salice ripaiolo).

Arbusto o piccolo albero alto da 1 a 6 metri, con rami eretto-ascendenti, sottili, bianco-pelosi da giovani, poi bruno-giallognoli o bruno-rossastri.

Le foglie sono molto lunghe e strette verde-scuro sopra, bianco-cotonose sotto.

Fiorisce a marzo-aprile prima della emissione delle foglie.

Vive sui greti dei fiumi e torrenti, dove predilige le alluvioni ghiaiose dei tratti montani.

Colonizza frequentemente anche scarpate stradali e pendii umidi.

Da sempre questi saliceti naturali venivano potati periodicamente (potatura estiva) per ottenere vimini di modesta qualità perché non molto elastici, da commerciare decorticati o da intrecciare in cesti grossolani ma di una certa robustezza (es. ceste da damigiana).